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101. Chiasmi International: Volume > 14
Kwok Ying-Lau Chiasme du visible et de l’imaginaire. Esquisses pour une approche phénoménologique de la Photographie
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The Chiasm of the Visible and the Imaginary.Sketches for a Phenomenological Approach to PhotographyIn the digital age today, photographic images appear more and more through a virtual space; their appearance takes place more and more throughan “immaterial medium”. This renders the status of a photographic image more ambiguous, if not more enigmatic. Is a photograph merely a journalistic tool?Is photographic activity primarily mimetic which is meant to fulfill the function of unconcealment of the truth of the given state of things in the world? Or thistruth function can only be fulfilled by the assistance of the viewer’s gaze and the viewing subject’s narrative which is deployed not only according to whatis visible and present, but also according to what is invisible and absent on the surface of the photograph itself? If such is the case, doesn’t a photographalso comprise a hermeneutical and even deconstructive dimension? On the other hand, photography is more and more considered as a kind of artwork inits own right as it can awaken pleasure, imagination and emotion: in short, a photograph is a work which exhibits an affective intentionality. What is therelation between the representational, artistic, affective and critical functions of a photograph? Is there any tension between these functions? This articleattempts to answer some of these problems from a phenomenological approach.Il chiasma del visibile e dell’immaginario.Lineamenti di un approccio fenomenologico alla fotografiaOggi, nell’era digitale, le immagini fotografiche ci vengono incontro sempre più spesso attraverso un medium immateriale. Lo statuto ontologico diun’immagine fotografica diviene così sempre più ambiguo, se non propriamente enigmatico. Una foto è un semplice strumento d’informazione ? L’attivitàfotografi ca è prioritariamente mimetica? La sua funzione principale è quella di rivelare la verità di un certo stato di cose nel mondo? Oppure questa funzionedi veridizione ha bisogno, per realizzarsi, del contributo dello sguardo del soggetto che contempla la fotografia, dell’apporto di un discorso che investe non solo ciò che è visibile e presente, ma anche ciò che è invisibile e assente dalla superficie fotografica? La fotografia, in altri termini, non comporta sempre una dimensione ermeneutica o decostruttiva ? D’altra parte, la fotografia viene sempre più considerata come un’opera d’arte in senso pieno, come un’opera che si fa portatrice di un’intenzionalità affettiva, capace di risvegliare la nostra immaginazione e le nostre emozioni. Quale rapporto sussiste tra le diverse funzioni che una fotografia può svolgere, ad esempio quella rappresentativa, quella artistica, quella affettiva, quella critica? L’articolo cerca di rispondere ad alcuni di questi problemi a partire dall’approccio fenomenologico di Merleau-Ponty.
102. Chiasmi International: Volume > 14
Dominique Séglard La Nature. Errata Merleau-Ponty
103. The Chesterton Review: Volume > 43 > Issue: 1/2
Charles Péguy Savoir Et Croire (To Know and To Believe)
104. Chiasmi International: Volume > 11
Jean-Jacques Wunenburger Le chiasme perceptif Chez Merleau-Ponty et la “Cosmicité Intime ” dans la poétique de Bachelard
105. Chiasmi International: Volume > 11
Enrica Lisciani-Petrini “La voix de personne”: Au-delà des frontières du sujet
106. Chiasmi International: Volume > 11
Pierre Rodrigo La vie: l’impossibilité constitutive de la phénoménologie. Etude critique de Introduction à une phénoménologie de la vie, par R. Barbaras
107. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel de Saint Aubert Les “différenciations d’une seule et massive adhésion à l’Être qui est la chair”: Étude de la notion de polymorphisme chez Merleau-Ponty
108. Chiasmi International: Volume > 11
Françoise Dastur Merleau-Ponty et Hegel: Ontologie et dialectique
109. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel Alloa La chair comme diacritique incarné
110. Chiasmi International: Volume > 11
Federico Leoni La machine et la vie: Histoire du mouvement et histoire de la métaphysique
111. Chiasmi International: Volume > 11
Shôichi Matsuba Possibilité de la “Communauté Charnelle”
112. Chiasmi International: Volume > 11
Stefan Kristensen Corps et Symbolisation: La philosophie du dernier Merleau-Ponty et la question d’une épistémologie de la chair
113. Chiasmi International: Volume > 11
Giovanni Invitto Fois et dédoublements: Merleau-Ponty et un débat des années cinquante
114. Chiasmi International: Volume > 11
Présentation
115. Chiasmi International: Volume > 13
Stephen A. Noble Maurice Merleau-Ponty, Ou Le Parcours D’Un Philosophe: Éléments pour une biographie intellectuelle
116. Chiasmi International: Volume > 13
Judith Michalet La Chair Comme « Plissement Du Dehors »: La Lecture Deleuzienne Du Dernier Merleau-Ponty
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The Flesh as the Folding of the OutsideDeleuze’s Reading of the last Merleau-PontyBy describing the flesh in terms of a “torsion” of “an Outside more distant than any exterior,” Deleuze in his 1986 book on Foucault sketches an ambivalent reading of Merleau-Ponty’s final philosophy. Insofar as it grants to the Outside an ontological primacy, Deleuze’s definition seems to indicate that the Flesh is not an originary agency, but rather a derived state of a primordial folding. If the flesh is derived, then the inconstituability of the carnal fold, which Merleau-Ponty defends, would be radically challenged. But at the same time, the difficulty that Merleau-Ponty encounters in his final writings – that of giving an account of the specificity of my Flesh in relation to the Flesh of the world – would in this way perhaps be overcome. We shall show in fact that the absence of a specific ontological difference between the Flesh of the body and the Flesh of the world in The Visible and the Invisible – an absence that Deleuze points out when he invokes an “ideal coincidence” between the two kinds of flesh, could be avoided by recourse to the living Flesh conceived as stemming from a torsion of aprimordial Outside. To what extent is Deleuze, in his metaphysical reconstruction of Merleau-Ponty’s project, still faithful to this primordial Outside? To what extent does he twist this speculative reformulation in the direction of his own conception of life? These are the questions which my article would like to disentangle.La carne come piega del FuoriDeleuze lettore dell’ultimo Merleau-PontyDescrivendo, in un passo del suo libro su Foucault, la carne come torsione di un “Fuori più lontano di ogni mondo esterno”, Deleuze abbozza una lettura ambigua della filosofi a dell’ultimo Merleau-Ponty. In quanto concede al Fuori un primato ontologico, questa defi nizione deleuziana sembra costituire l’indice di una concezione secondo la quale la carne non sarebbe più un’istanza originaria, ma uno stato derivato da un piegarsi primordiale. Se così fosse, è l’incostituibilità della piega carnale, difesa da Merleau-Ponty, che verrebbe rimessa in questione. Al contempo, però, la difficoltà di rendere conto della specificità della mia carne rispetto alla carne del mondo verrebbe semplicemente aggirata. Come si tratterà di dimostrare, l’assenza di una differenza ontologica netta tra la carne del corpo e la carne del mondo ne Il visibile et l’invisibile, sottolineata da Deleuze nell’evocazione di una “coincidenza ideale” delle due carni,potrebbe venir risolta dal richiamo ad una carne ricavata dalla torsione di un Fuori primordiale. In che misura Deleuze, nella sua ricostruzione metafisica del progetto merleau-pontiano, si mantiene fedele ad esso? In che misura Deleuze inflette questa riformulazione speculativa in direzione della sua propria concezione della vita? Sono le questioni che il presente articolo si propone di affrontare.
117. Chiasmi International: Volume > 13
Irene Pinto Pardelha La Magie Émotionnelle: Aperçu d’une phénoménologie des émotions chez Merleau-Ponty
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Emotional MagicSketch of a phenomenology of emotions in Merleau-PontyHaving more phenomenological and anthropological contours than ontological, this article tries to draw the guidelines of a phenomenology of emotions based on Merleau-Ponty’s Phenomenology of Perception. In a perspective sometimes very close to Sartre, we wish to stress, in the emotional experience, the conditions of facticity and transcendence in Merleau-Ponty’s thought. If the subject lets itself be seduced by the affective category of the environment, it is only the subject as a phenomenal body that possesses the conditions through which it is able to retrieve itself.La magia emozionaleAbbozzo di una fenomenologia delle emozioni in Merleau-PontyCon contorni più fenomenologici e antropologici che propriamente ontologici, questo articolo intende tracciare le linee principali di una fenomenologia delle emozioni nell’ambito della Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty. Seguendo una linea di riflessione a tratti molto prossima al Sartre di Idee per una teoria delle emozioni, è nostra intenzione porre in rilievo, a partire dall’analisi dell’esperienza emozionale, il pensiero merleau-pontiano riguardo alle condizioni di fatticità e trascendenza. Se, da un lato, il soggetto si lascia affascinare dalle categorie affettive dell’ambiente circostante, dall’altro, soltanto il soggetto stesso, in quanto corpo fenomenico, è in grado di recuperare se stesso.
118. Chiasmi International: Volume > 13
Gilles Deleuze Cours Vincennes – Saint Denis (20/01/1987)
119. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Montebello Deleuze, Une Anti-Phénoménologie ?
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Deleuze. An Anti-Phenomenology?Deleuze played Bergson off against Merleau-Ponty, but for what reasons? What is the meaning of this anachronistic return to Bergson, against the grain of phenomenological history? There was, in Deleuze, an underground debate with phenomenology, a debate that never became explicit, but that took place on common grounds which, for him, were a question of re-appropriation: the transcendental, time, and art. On all of these subjects, Deleuze invoked Bergson’s authority against phenomenology, as if Bergson allowed us to measure anew this real field, independently from consciousness, in its quadruple dimension: immanent, ontological, cosmological, and temporal. Art and flesh will be the ultimate figures of this struggle where finitude and infinitude confront one another, and where inverted possible worlds draw themselves: a world that mirrors man and a world in which “man is absent.”Deleuze, un’anti-fenomenologia?Deleuze ha ‘giocato’ Bergson contro Merleau-Ponty. Ma per quali ragioni? Qual è il senso di questo ‘inattuale’ ritorno a Bergson, contro il ‘vento della storia’ della fenomenologia? C’è stato in Deleuze un dibattito sotterraneo con la fenomenologia, un dibattito che non è mai stato veramente esplicito, ma che si è svolto su territori communi che si trattava, per lui, di tornare a far propri: il trascendentale, il tempo, l’arte. Su ciascuno di questi temi, Deleuze ha invocato la tutela di Bergson contro la fenomenologia, come se Bergson permettesse di percorrere di nuovo questo campo reale, indipendentemente dalla coscienza, nella sua quadruplice dimensione: immanente, ontologica, cosmologica, temporale. L’arte e la carne saranno le ultime figure di questa lotta in cui s’affrontano la finitudine e l’infinitudine, e in cui si delineano mondi possibili di segno rovesciato: un mondo che si ripecchia nell’uomo e un mondo «in assenza dell’uomo».
120. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo « Chair » Et « Figure » Chez Merleau-Ponty Et Deleuze
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“Flesh” and “Figure” in Merleau-Ponty and DeleuzeGilles Deleuze points out, in his work on Francis Bacon, that “the phenomenological hypothesis is perhaps insufficient because it invokes only the lived body. But the lived body is still very little in relation to a more profound and almost unlivable Power.” The present study fi rst seeks to specify what is this intensive Power of a life carried out at the limit of the unlivable. This leads to an analysis of Deleuze’s notion of Figure. Thus, we come back to the explicitly anti-phenomenological position of Deleuze, in other words, to his will, which he constantly reaffirms, to liberate philosophy – by following the path opened by Bergson – from the ruinous presupposition of a merely human measure of appearing, which would still be the presupposition of phenomenology. In particular, we are asking ourselves if Merleau-Ponty’s notions of “being in depth” and of “pregnancy” do not escape from Deleuze’s critique, and if it is also substantiated that Deleuze was able to assert that phenomenology “erects as a norm ‘natural perception’ and its conditions.” It is the confrontation of Deleuze and Merleau-Ponty’s theses on art and the world, which finally allows us to put forward an answer.“Carne” e “Figura” in Merleau-Ponty e DeleuzeGilles Deleuze fa notare, nella sua opera su Francis Bacon, che «l’ipotesi fenomenologica è forse insufficiente, in quanto si rifà solamente al corpo vissuto.Ma il corpo vissuto è ancora poca cosa rispetto ad una Potenza più profonda e quasi invivibile». Il saggio presente cerca innanzitutto di precisare che cosa sia questa Potenza intensiva di una vita portata al limite dell’invivibile. Questo condurrà in un secondo momento ad un’analisi della nozione deleuziana di Figura.Il saggio ritorna quindi sulla posizione esplicitamente anti-fenomenologica di Deleuze, in altri termini sulla sua volontà, incessantemente riaffermata, di liberarela fi losofi a, nel solco di Bergson, dal pericolo di una misura semplicemente umana dell’apparire, premessa che a suo giudizio starebbe ancora al fondo del progetto della fenomenologia. Ci chiederemo, in particolare, se le nozioni merleau-pontiane di “essere della profondità” e di “pregnanza” non sfuggano alla critica di Deleuze, al di là del fatto quest’ultimo abbia affermato che la fenomenologia “erige a norma la ‘percezione naturale’ e le sue condizioni”. È il confronto tra le tesi di Deleuze e di Merleau-Ponty sull’arte ed il mondo che permetterà, in ultima analisi, di avanzare una risposta a questo insieme di interrogativi.