Displaying: 121-140 of 1350 documents

0.106 sec

121. Chiasmi International: Volume > 13
Isabelle Thomas-Fogiel Merleau-Ponty: De La Perspective Au Chiasme, La Rigueur Épistémique D’Une Analogie
abstract | view |  rights & permissions
Merleau-Ponty: From Perspective to the Chiasm,the Epistemic Rigor of an AnalogyHere, we wish to take up the discussion of Merleau-Ponty’s notion of chiasm in light of the question of its status. Is it a matter of a metaphor without any cognitive value resulting from an analogical and arbitrary transfer from one domain to another, or is it a matter of a rigorous concept susceptible of being experimented upon, taken up again, or improved? If the latter is the case, what is the nature of this concept? Is it descriptive, heuristic, or even logical? The question is worth asking insofar as it is not only the most orthodox positivists who may be likely to see, in this transfer of concept, nothing more than poetic license. Indeed, the most careful commentators authorized by Merleau-Ponty are in lockstep with the critics of his supposedly “literary” style. “Ambiguous” is thus the term, which more often describes Merleau-Ponty’s notions of encroachment, of reversibility, or even chiasm. First, we shall examine the function and the role of the concept of chiasm in Merleau-Ponty’s philosophy. We shall then establish its scope in order to be able to determine its exact status. It is only at the conclusion of this study that we will be able to show how this notion sheds light on Merleau-Ponty’s main concern, namely, to produce a counter-model of perspective and to promote a newcategory of relation – a concern which organizes the seemingly unrelated elements in his philosophy.Merleau-Ponty: dalla prospettiva al chiasma,il rigore epistemico di un’analogiaIntendiamo riprendere, in questa sede, la discussione sulla nozione di chiasma in Merleau-Ponty, alla luce di una domanda circa il suo statuto: si tratta di una metafora, priva di ogni valore cognitivo perché nata da un trasferimento analogico ed arbitrario da un campo semantico ad un altro, o si tratta di un concetto rigoroso, suscettibile di essere messo alla prova dell’esperienza e via via perfezionato? In tal caso, qual è la natura di questo concetto? È descrittiva, euristica, oppure logica? È interessante porre questa domanda dato che non sono solamente i positivisti più ortodossi, a vedere in questo trasferimento una semplice licenza poetica. In effetti, molti tra i commentatori più autorevoli di Merleau-Ponty aderiscono alle diverse critiche sollevate intorno alla presunta natura «letteraria» di questa espressione, e ritengono che il chiasma sia una semplice metafora. Interrogheremo innanzitutto la funzione e il ruolo di questo concetto nella filosofia di Merleau-Ponty al fine di determinarne l’esatto statuto. Solo al termine di questo studio preliminare potremo mostrare come questa nozione possa gettare nuova luce sulla preoccupazione principale di Merleau-Ponty, vero e proprio filo rosso che organizza in profondità tutti gli elementi apparentemente eterogenei della sua filosofia: vale a dire, il tentativo di produrre un contro-modello della prospettiva e una nuova categoria di relazione.
122. Chiasmi International: Volume > 13
Gilles Deleuze, Len Lawlor Course Vincennes-Saint Denis (20/01/1987)
123. Chiasmi International: Volume > 13
Irene Pinto Pardelha La Magie Émotionnelle: Aperçu d’une phénoménologie des émotions chez Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
Emotional MagicSketch of a phenomenology of emotions in Merleau-PontyHaving more phenomenological and anthropological contours than ontological, this article tries to draw the guidelines of a phenomenology of emotions based on Merleau-Ponty’s Phenomenology of Perception. In a perspective sometimes very close to Sartre, we wish to stress, in the emotional experience, the conditions of facticity and transcendence in Merleau-Ponty’s thought. If the subject lets itself be seduced by the affective category of the environment, it is only the subject as a phenomenal body that possesses the conditions through which it is able to retrieve itself.La magia emozionaleAbbozzo di una fenomenologia delle emozioni in Merleau-PontyCon contorni più fenomenologici e antropologici che propriamente ontologici, questo articolo intende tracciare le linee principali di una fenomenologia delle emozioni nell’ambito della Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty. Seguendo una linea di riflessione a tratti molto prossima al Sartre di Idee per una teoria delle emozioni, è nostra intenzione porre in rilievo, a partire dall’analisi dell’esperienza emozionale, il pensiero merleau-pontiano riguardo alle condizioni di fatticità e trascendenza. Se, da un lato, il soggetto si lascia affascinare dalle categorie affettive dell’ambiente circostante, dall’altro, soltanto il soggetto stesso, in quanto corpo fenomenico, è in grado di recuperare se stesso.
124. Chiasmi International: Volume > 13
Gilles Deleuze Cours Vincennes – Saint Denis (20/01/1987)
125. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Montebello Deleuze, Une Anti-Phénoménologie ?
abstract | view |  rights & permissions
Deleuze. An Anti-Phenomenology?Deleuze played Bergson off against Merleau-Ponty, but for what reasons? What is the meaning of this anachronistic return to Bergson, against the grain of phenomenological history? There was, in Deleuze, an underground debate with phenomenology, a debate that never became explicit, but that took place on common grounds which, for him, were a question of re-appropriation: the transcendental, time, and art. On all of these subjects, Deleuze invoked Bergson’s authority against phenomenology, as if Bergson allowed us to measure anew this real field, independently from consciousness, in its quadruple dimension: immanent, ontological, cosmological, and temporal. Art and flesh will be the ultimate figures of this struggle where finitude and infinitude confront one another, and where inverted possible worlds draw themselves: a world that mirrors man and a world in which “man is absent.”Deleuze, un’anti-fenomenologia?Deleuze ha ‘giocato’ Bergson contro Merleau-Ponty. Ma per quali ragioni? Qual è il senso di questo ‘inattuale’ ritorno a Bergson, contro il ‘vento della storia’ della fenomenologia? C’è stato in Deleuze un dibattito sotterraneo con la fenomenologia, un dibattito che non è mai stato veramente esplicito, ma che si è svolto su territori communi che si trattava, per lui, di tornare a far propri: il trascendentale, il tempo, l’arte. Su ciascuno di questi temi, Deleuze ha invocato la tutela di Bergson contro la fenomenologia, come se Bergson permettesse di percorrere di nuovo questo campo reale, indipendentemente dalla coscienza, nella sua quadruplice dimensione: immanente, ontologica, cosmologica, temporale. L’arte e la carne saranno le ultime figure di questa lotta in cui s’affrontano la finitudine e l’infinitudine, e in cui si delineano mondi possibili di segno rovesciato: un mondo che si ripecchia nell’uomo e un mondo «in assenza dell’uomo».
126. Chiasmi International: Volume > 13
Stephen A. Noble Maurice Merleau-Ponty, O Il Percorso Di Un Filosofo: Elementi per una biografi a intellettuale
127. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo « Chair » Et « Figure » Chez Merleau-Ponty Et Deleuze
abstract | view |  rights & permissions
“Flesh” and “Figure” in Merleau-Ponty and DeleuzeGilles Deleuze points out, in his work on Francis Bacon, that “the phenomenological hypothesis is perhaps insufficient because it invokes only the lived body. But the lived body is still very little in relation to a more profound and almost unlivable Power.” The present study fi rst seeks to specify what is this intensive Power of a life carried out at the limit of the unlivable. This leads to an analysis of Deleuze’s notion of Figure. Thus, we come back to the explicitly anti-phenomenological position of Deleuze, in other words, to his will, which he constantly reaffirms, to liberate philosophy – by following the path opened by Bergson – from the ruinous presupposition of a merely human measure of appearing, which would still be the presupposition of phenomenology. In particular, we are asking ourselves if Merleau-Ponty’s notions of “being in depth” and of “pregnancy” do not escape from Deleuze’s critique, and if it is also substantiated that Deleuze was able to assert that phenomenology “erects as a norm ‘natural perception’ and its conditions.” It is the confrontation of Deleuze and Merleau-Ponty’s theses on art and the world, which finally allows us to put forward an answer.“Carne” e “Figura” in Merleau-Ponty e DeleuzeGilles Deleuze fa notare, nella sua opera su Francis Bacon, che «l’ipotesi fenomenologica è forse insufficiente, in quanto si rifà solamente al corpo vissuto.Ma il corpo vissuto è ancora poca cosa rispetto ad una Potenza più profonda e quasi invivibile». Il saggio presente cerca innanzitutto di precisare che cosa sia questa Potenza intensiva di una vita portata al limite dell’invivibile. Questo condurrà in un secondo momento ad un’analisi della nozione deleuziana di Figura.Il saggio ritorna quindi sulla posizione esplicitamente anti-fenomenologica di Deleuze, in altri termini sulla sua volontà, incessantemente riaffermata, di liberarela fi losofi a, nel solco di Bergson, dal pericolo di una misura semplicemente umana dell’apparire, premessa che a suo giudizio starebbe ancora al fondo del progetto della fenomenologia. Ci chiederemo, in particolare, se le nozioni merleau-pontiane di “essere della profondità” e di “pregnanza” non sfuggano alla critica di Deleuze, al di là del fatto quest’ultimo abbia affermato che la fenomenologia “erige a norma la ‘percezione naturale’ e le sue condizioni”. È il confronto tra le tesi di Deleuze e di Merleau-Ponty sull’arte ed il mondo che permetterà, in ultima analisi, di avanzare una risposta a questo insieme di interrogativi.
128. Chiasmi International: Volume > 13
Dorothea Olkowski Philosophy of Structure, Philosophy of Event: Deleuze’s Critique of Phenomenology
abstract | view |  rights & permissions
Philosophie de la structure, philosophie de l’événement La critique deleuzienne de la phénoménologieDans son essai sur la peinture de Francis Bacon, Gilles Deleuze affirme résolument que le corps vécu de la phénoménologie est trop faible pour être à la mesure de la puissance presque incroyable du “corps sans organes”. “L’hypothèse phénoménologique est insuffisante” parce qu’elle n’invoque “que le corps vécu”, écrit-il, alors que le corps sans organes, lui, se porte à la limite même du corps vécu. Cette thèse semble nous inviter à choisir entre deux conceptions du corps, celle de la phénoménologie et celle de Deleuze : un corps vécu et un corps presque incroyable. Mais sur quelle base pouvons-nous choisir ? L’une de deux thèses est-elle clairement vraie et l’autre fausse ? Nous verrons que Merleau-Ponty use d’un modèle fondé sur la mécanique des ondes systémiques, et que le modèle classique ou newtonien de Deleuze construit l’image d’une réalité physique absolue et pose ensuite que les structures perceptives sont simplement des manifestations ou des projections de cette fondation ontologique fondamentale. Mais le concept phénoménologique de “forme” indique que, même si les lois de la réalité physique ne conceptualisent que le monde perçu, la référence à ce monde perçu reste néanmoins essentielle à la connaissance du monde physique.Filosofi a della struttura, fi losofi a dell’evento La critica di Deleuze alla fenomenologiaNella sua analisi della pittura di Francis Bacon, Gilles Deleuze afferma risolutamente che il corpo vissuto della fenomenologia è insignificante, rispetto al potere quasi invivibile del corpo senz’organi. L’ipotesi fenomenologica è insufficiente perché si limita al corpo vissuto, mentre il corpo senz’organi sorge al confine estremo del corpo vissuto. Questa rivendicazione ci invita apparentemente a scegliere tra le due concezioni del corpo: quello di Deleuze e quello della fenomenologia, un corpo vissuto ed uno pressocché invivibile. Ma su che base possiamo compiere questa scelta? Un corpo è evidentemente vero, e l’altro falso? Vedremo che Merleau-Ponty utilizza un modello derivato dalla fisica quantistica, e che il modello classico, o newtoniano, di Deleuze costruisce invece l’immagine di una realtà fisica assoluta e proporremo poi che le strutture percettive siano semplici manifestazioni o proiezioni di questo fondamento ontologico essenziale. Il concetto fenomenologico di forma indica, al contrario, che per quanto le leggi della realtà fisica concettulizzino il mondo percepito, il riferimento almondo percepito è essenziale e preliminare alla conoscenza del mondo fisico.
129. Chiasmi International: Volume > 13
Paolo Godani Variazioni Sul Sorvolo: Ruyer, Merleau-Ponty, Deleuze e lo statuto della forma
abstract | view |  rights & permissions
Variations sur le survolRuyer, Merleau-Ponty, Deleuze et le statut de la formeLa question principale que j’aborde dans cet article concerne la manière dont Merleau-Ponty et Deleuze assument l’héritage du finalisme du vingtième siècle.En analysant certains textes fondamentaux de ces deux auteurs, on aperçoit en effet clairement leur dette à l’égard, notamment, du néo-finalisme de Raymond Ruyer. Autant Merleau-Ponty que Deleuze lisent l’oeuvre de Ruyer en la séparant de son contexte d’origine et de ses intentions explicites, à savoir hors de toute exigence de nature épistémologique. Entre ces deux auteurs subsiste toutefois une différence substantielle dans la manière d’employer les concepts ruyériens. Merleau-Ponty réfute l’hypothèse d’une forme qui survole les matériaux constituant l’organisation idéale, mais valorise l’idée d’un thématisme immanent, d’une essence qui subsiste seulement à l’intérieur de ses variations. Deleuze, lui, semble reprendre sans réserve à son compte ces mêmes notions de forme et de survol parce qu’il les interprète comme des concepts plutôt que comme des causes formelles ou finales. Le concept deleuzien n’est pas pris dans la « pâte » du vécu, mais survole toute expérience vécue et tout état de choses. C’est pourquoi il ne peut être que créé, et c’est pourquoi la philosophie ne peut pas être uneactivité descriptive, à la manière de la phénoménologie, mais doit être nécessairement constructive.Variations on the SurveyRuyer, Merleau-Ponty, Deleuze and the Status of the FormThe main question that I confront in this article concerns the way in which Merleau-Ponty and Deleuze take up the heritage of 20th century finalism. By analyzing some of both of these authors’ basic texts, we clearly perceive their debt to, particularly, the neofinalism of Raymond Ruyer. Merleau-Ponty as much as Deleuze read Ruyer’s work separately from its original context and its explicit intentions, that is, they read it outside of any sort of epistemological demand. Nevertheless, we still find between the two a substantial difference in the manner of using Ruyer’s concepts. Merleau-Ponty refutes the hypothesis of a form that surveys the materials that constitute the ideal organization, but valorizes the idea of an immanent thematism, of an essence that only subsists within its variations. Deleuze, for his part, appears by contrast to take unreservedly into his own account these same notions of form and survey because he interprets them as concepts rather than formal and final causes. The Deleuzian concept is not “infested” with the lived, but surveys all lived experience and every state of things. That is why itcan only be created and that is why philosophy cannot be a descriptive activity, in the manner of phenomenology, but will necessarily be constructive.
130. Chiasmi International: Volume > 13
Claudio Rozzoni Une Courte Note Sur Le Pli: « Une histoire comme celle de Merleau-Ponty »
131. Chiasmi International: Volume > 13
Gilles Deleuze, Claudio Rozzoni Corso Vincennes – Saint Denis (20/01/1987)
132. Chiasmi International: Volume > 13
Annabelle Dufourcq Nietzsche et Merleau-Ponty: Profondeur des images et pensées de l’éternel retour
abstract | view |  rights & permissions
Nietzsche and Merleau-PontyDepth of Images and the Thought of the Eternal ReturnHere, we analyze the reasons for which it is possible to establish a connection between Nietzsche and Merleau-Ponty – a connection claimed by Merleau-Ponty – based on a “metaphysics” of the Dionysian and the Apollonian. All existence rests upon a cruel and violent depth; and the surface of the “real,” individualities and distinct ideas, is in fact solely constituted by Apollonian images. We show how Nietzsche and Merleau-Ponty surmount the nihilism necessarily induced by this fi rst thesis by affirming the richness of images and their power of inspiration as well as the eternal recurrence of the world of appearances. In a world of images, salvation belongs to those who will know how to recognize images as such in any being and in any idea. No preexisting meaning confines us; each instant must be creative and the maximum amount of meaning will be exalted at the heart of a vivified imagination. But how can we, simultaneously, produce simple images, love and desire their subsequent destruction as well as be a creative genius, instituting and teaching? What is exactly our relationship to the Dionysian depth and to past images? Nietzsche’s position on this matter is ambiguous and, to a certain extent, double. Two tendencies coexist in his thought. On the one hand, we have an exhortation for rupture, for absolutely free creation as well as a condemnation of modern culture which has been invaded and ossified by the bric-a-brac of historical meaning. On the other hand, we have the claim for a heritage, the reference to the models of monumental history and the invocation of an inspiration drawn from nature and the elements. Merleau-Ponty’s solution to escape nihilism avoids such a duality and endeavors to reconcile our status of inheritors and our responsibility as creators. In Nietzsche’s steps, but by founding a renewed doctrine of eternal recurrence, Merleau-Ponty shows us how to become, by one and the same movement, superficial and profound.Nietzsche e Merleau-PontyProfondità delle immagini e pensieri dell’eterno ritornoSi analizzano qui le ragioni per le quali è possibile stabilire un avvicinamento tra Nietzsche e Merleau-Ponty, avvicinamento rivendicato da Merleau-Ponty stesso, a partire dall’idea di una «metafi sica» del dionisiaco e dell’apollineo. Ogni esistenza riposa su un fondo crudele e violento, mentre la superfi cie del «reale», delle individualità e delle idee chiare e distinte è costituita unicamente di immagini apollinee. Mostraremo come Nietzsche e Merleau-Ponty sormontino il nichilismo inevitabilmente connesso a questa prima posizione, affermando la ricchezza e molteplicità di spunti racchiusi in immagini come quella dell’eterno ritorno del mondo delle apparenze. In un mondo di immagini, la salvezza appartiene a coloro che sapranno riconoscere le immagini in quanto tali, in ogni essere e in ogni idea. Nessun senso preesistente ci rinchiude, ogni istante deve essere creatore, e il massimo di senso sarà celebrato in seno a un’immaginazione vivifi cata. Ma come si può al tempo stesso produrre semplici immagini, amare e desiderare la loro distruzione ormai prossima, e proporsi di essere un genio creatore, istituire ed insegnare? Qual è il nostro rapporto con il fondo dionisiaco e con le immagini passate? La posizione di Nietzsche su questo punto è ambigua e, in una certa misura, doppia. Coesistono nel suo pensiero due tendenze: da una parte un’esortazione alla rottura, alla creazione assolutamente libera, e una condanna della cultura moderna, invasa e sclerotizzata dalle anticaglie del senso storico; dall’altra parte la rivendicazione di un’eredità, il riferimento ai modelli della storia monumentale e l’invocazione di un’ispirazione attinta alla natura e agli elementi. La soluzione che Merleau-Ponty elabora, come via di fuga dal nichilismo, evita una tale dualità e si sforza di conciliare il nostro statuto di eredi con la nostra responsabilità di creatori. Seguendo Nietzsche, ma fondando una rinnovata dottrina dell’eterno ritorno, Merleau-Ponty ci mostra come divenire, attraverso un unico movimento, superficiali e profondial tempo stesso.
133. Chiasmi International: Volume > 13
Danilo Saretta Verissimo Position et critique de la fonction symbolique dans les premiers travaux de Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
Position and Criticism of the Symbolic Functionin the First Works of Merleau-PontyIn this article, we propose to address the question of the symbolic function in Merleau-Ponty’s first works. More specifically, we shall be interested in the place thathe grants to this question in The Structure of Behavior, and to the way he critically takes it up in the Phenomenology of Perception. Although Merleau-Ponty hardly clarifies this himself, Merleau-Ponty’s commentators also have rarely made this problematic an object of debate. In his first work, by appropriating the semantics of the symbolic emerging from neuropsychology, Merleau-Ponty characterizes the level of organization of human corporality by means of its capacity to overcome the immediate character of lived situations. In this work, the categorical attitude appears as a new signification of organic structuration that, among the different forms of behavior, characterizes human activity. Moreover, in the chapters of the Phenomenology of Perception where Merleau-Ponty evokes the spatiality, the motility, and the expressivity of one’s own body, he abandons causal explanations of pathological phenomena which are used as if they are arguments, just as he gives up explanations copied off the symbolic function which are then associated with intellectualist analyses. These analyses delimit the notion of intentionality that Merleau-Ponty aims at developing. The notion is established on the foundation of the synergetic unity of one’s own body. Whence the importance that another theoretico-anthropological device acquires throughout the Phenomenology of Perception: the notion of the “corporeal schema”.Posizione e critica della funzione simbolicanei primi lavori di Merleau-PontyIn questo articolo ci proponiamo di affrontare la questione della funzione simbolica nei primi lavori di Merleau-Ponty. Ci interesseremo più specificamente al posto che è accordato a tale questione ne La struttura del comportamento e alla sua ripresa critica nella Fenomenologia della percezione. Poco esplicitata dal filosofo, questa problematica è altresì poco dibattuta presso i commentatori. Nel suo primo lavoro, Merleau-Ponty, appropriandosi della semantica del simbolo sorta dalla neuropsichiatria, caratterizza il livello d’organizzazione della corporeità umana mediante la sua capacità di superare il carattere immediato delle situazioni vissute. In quest’opera, l’attitudine categoriale appare come un nuovo signifi cato della ristrutturazione organica che, fra le differenti forme di comportamento, caratterizza l’attività umana. D’altronde, nei capitoli della Fenomenologia della percezione in cui Merleau-Ponty evoca la spazialità, la motricitàe l’espressività del corpo proprio, l’autore rinuncia alle spiegazioni causali dei fenomeni patologici utilizzati alla stregua di argomentazioni, così come rinuncia alla spiegazioni ricavate dalla funzione simbolica, ormai ricondotte a delle analisi di ordine intellettualistico. Tali analisi delimitano la nozione d’intenzionalità che il filosofo mira a sviluppare, e che si stabilisce in base al fondamento dell’unità simbolica del corpo proprio. Da qui l’importanza che acquista un altro dispositivo teorico-antropologico lungo tutta la Fenomenologia della percezione: la nozione di “schema corporeo”.
134. Chiasmi International: Volume > 13
Stephen A. Noble Maurice Merleau-Ponty, Or The Pathway Of Philosophy: Desiderata for an Intellectual Biography
135. Chiasmi International: Volume > 13
Judith Wambacq Depth and Time in Merleau-Ponty and Deleuze
abstract | view |  rights & permissions
Profondeur et temps chez Merleau-Ponty et DeleuzeDans une note en bas de page de son second livre sur le cinéma, L’imagetemps, Deleuze admet que sa compréhension de la profondeur – qui est l’une desnotions centrales du livre et donc de sa théorie du temps et de sa présentation au cinéma – remonte à Bergson et à Merleau-Ponty. La référence à Bergson n’est pas surprenante étant donné sa dette à son égard, mais celle à Merleau-Ponty mérite une attention particulière car, comme on le sait, les références de Deleuze à Merleau-Ponty sont plutôt rares et généralement négatives.Dans cet article, j’examine la portée de cette référence de Deleuze à Merleau-Ponty. Comment les deux auteurs comprennent-ils la nature temporelle de la profondeur ? Dans le cas de Merleau-Ponty, je tente de répondre à cette question en lisant, dans la Phénoménologie de la perception, les passages qui concernent la vision de la profondeur et ceux qui se rapportent au rappel d’un souvenir. La « théorie » deleuzienne de la profondeur, quant à elle, peut être trouvée dans son analyse de la technique cinématographique de la profondeur de champ, présente notamment dans les films d’Orson Welles. J’examine quels caractères de la profondeur de champ en font une “image-temps” et j’analyse sous cet angle Citizen Kane de Welles et Muriel ou le temps d’un retour de Resnais. Les distinctions faites entre ces deux films aident à comprendre les différences qui existent entre les conceptions de la profondeur de Merleau-Ponty etde Deleuze.Profondità e tempo in Merleau-Ponty e DeleuzeIn una nota del suo secondo libro sul cinema, L’immagine-tempo, Deleuze riconosce che la sua comprensione del fenomeno della profondità – una delle nozioni centrali del libro, dunque della sua intera teoria del tempo e della sua presenza nel cinema – può esser fatta risalire a Bergson e Merleau-Ponty. Il primo di questi riferimenti non può sorprendere, dato il debito profondo che Deleuze contrae col pensiero bergsoniano. Il secondo riferimento, quello a Merleau-Ponty, merita particolare attenzione proprio perché, com’è noto, i riferimenti di Deleuze a questo filosofo sono rari e in gran parte critici. In questo articolo mi propongo quindi di esaminare la portata di questo secondo riferimento. In che modo Deleuze e Merleau-Ponty comprendono la natura temporale della profondità? Per quanto riguarda Merleau-Ponty, cercherò di rispondere a questa domanda esaminando tutti quei passaggi di Fenomenologia della percezione in cui è questione della visione in profondità e dello sforzo necessario a richiamare alla memoria un ricordo. La “teoria” deleuziana della profondità può invece essererintracciata nell’analisi che Deleuze propone della profondità di campo nel cinema, in particolare nel cinema di Orson Welles. Cercherò di mostrare come proprio certi caratteri della profondità, facciano sì che immagini di questo genere possano essere definite immagini-tempo; e in questa prospettiva analizzerò Citizen Kane di Welles, e Muriel ou le temps d’un retour di Alain Resnais. Le differenze che sussistono tra i due film potranno d’altra parte contribuire a mettere a fuoco le differenze tra le due maniere in cui Merleau-Ponty e Deleuze rendono conto dei problemi della profondità e del tempo.
136. Chiasmi International: Volume > 13
David Scott Merleau-Ponty And Deleuze Ask “What Is Philosophy?”: The Naïveté of Thought and the Innocence of the Question
abstract | view |  rights & permissions
Merleau-Ponty et Deleuze demandent « Qu’est-ce que la philosophie ? »La naïveté de la pensée et l’innocence de la questionLa philosophie doit reconnaître que son obligation pressante à l’égard de « l’histoire souterraine du problème du monde » implique qu’elle affronte les conditions de sa propre détermination. En d’autres termes, l’historicité (Geschichte) de la philosophie est l’histoire du « monde » en tant qu’il devient problématique. Mais ce devenir problématique « n’appartient pas à l’histoire (Historie) ». Dans la pensée de Merleau-Ponty comme dans celle de Deleuze, est à l’oeuvre une historicité qui refl ète la genèse du problème du « monde » (image de la pensée) en tant que l’être problématique de l’ontogenèse. Je soutiendrai que Merleau-Ponty et Deleuze cristallisent la thématique qui est déjà en germe chez Fink : le problème du monde contraint la pensée à se confronter à sa pratique. Toute philosophie se trouve comme nue face à sa propre naïveté en cherchant un rapprochement avec le monde. Dans le retour vers le monde, le philosophe est contraint de mettre sa pensée en rapport avec la naïveté qui la nourrit (Husserl en est un exemple). Mais inversement, le philosophe doit admettre le rôle intrinsèque joué par la naïveté dans la pensée elle-même, dans sa pratique philosophique propre. Ce faisant, le statut philosophique de la naïveté se trouve confirmé. Le problème du monde est dès lors le problème philosophique de la construction d’un plan pour orienter notre pensée sur larelation entre la connaissance et l’être. Par là, on a identifi é le parallélisme épistémicoontologique structurant la question « Qu’est-ce que la philosophie ? », que posent et à laquelle répondent nos deux philosophes. C’est pourquoi la présente étude soutient que c’est par la répétition philosophique du chemin par lequel le « monde » prend le statut d’un problème ontologique qu’un seuil épistémologique se trouve exposé. Le monde requiert du philosophe qu’il retrouve la naïveté intrinsèque à l’engendrement du penser, qu’il apprécie le monde en tant que problème philosophique, concept opérationnel et acte authentiquement créatif. Nous devons donc redécouvrir ce qui est importait tant à Merleau-Ponty et à Deleuze : l’expressionnisme philosophique. Ainsi, reposer la question « Qu’est-ce que la philosophie ? » constitue une répétition afi n de penser le problème du monde. Le défiposé par la naïveté contraint le philosophe à admettre lebesoin de réconcilier l’impuissance inhérente à la naïveté avec l’exigence insistante de surmonter cette impuissance d’une manière ou d’une autre et de rendre la pensée possible. Bref, ce texte cherche à dramatiser la manière dont les deux philosophes, chacun différemment, posent la question « Qu’est-ce que la philosophie ? » comme une propédeutique à l’ontologisation de la pensée. C’est pourquoi je montrerai que ce qui motive leur insistance à revenir à cette question est le besoin de comprendre leur propre pratique en tant qu’expression d’une sorte d’intuition philosophique – une pure naïveté de la pensée, une stimulation de la créativité – et, ainsi, de saisir l’être du devenir libéré de toute prétention à représenter, communiquer, fi xer l’ontogenèse. Inversement, il faut reconnaître qu’une telle transformation du motif transcendantal de la philosophie requiert de la pratique philosophique qu’elle se place aux marges de ce qui est considéré comme « savoir ».Merleau-Ponty e Deleuze chiedono “Che cos’è la fi losofia?”L’ingenuità del pensiero e l’innocenza della domandaLa filosofia non può non ammettere che il suo insistente riferimento alla “storia sotterranea del problema del mondo” deve portarla ad affrontare le condizionedella sua propria determinazione. In altre parole, la storicità [Geschichte] che guida la filosofia è la storia del “mondo” in quanto esso diviene problematico. Ma questo problematico “‘divenire’ non appartiene alla storia” [Historie]. Implicita nel pensiero di Merleau-Ponty e di Deleuze è la scoperta di una storicità che rifl ette la genesi del problema del “mondo” (in quanto immagine del pensiero) come il problematico essere dell’ontogenesi. In questo modo, vorrei sostenere che Merleau-Ponty e Deleuze cristallizzano il germe tematico inizialmente formulato da Fink: il problema del mondo forza il pensiero ad affrontare il suo esercizio. Ogni filosofia rimane nuda di fronte alla propria ingenuità quando cerca una riconciliazione col mondo. Ritornando al mondo, un filosofo si ritrova obbligato a mettere il pensiero alla prova di quella stessa ingenuità che lo nutre (come mostra Husserl).Ma, inversamente, il filosofo deve confessare il ruolo giocato dall’ingenuità nel pensiero stesso, nella sua pratica filosofica. Così facendo, lo status filosoficodell’ingenuità resta confermato. Il problema del mondo è il problema filosofico della costruzione di un piano utile a orientare il nostro modo di pensare la relazione fra conoscenza e essere. Con ciò abbiamo identifi cato il parallelismo ontologicoepistemologico che struttura la domanda “Che cos’è la filosofia?”, così com’è posta e affrontata da Merleau-Ponty e Deleuze. Questo saggio, perciò, sostiene che è attraverso la ripetizione da parte del fi losofo del percorso mediante cui il mondo assume lo statuto di un problema ontologico che una soglia epistemologica viene dischiusa. Il mondo esige che il fi losofo trovi questa ingenuità intrinseca per generare il pensare nel pensiero, per considerare il mondo in quanto problema filosofico, in quanto concetto operativo e in quanto atto veramente creativo. Si potrebbe affermare che qui si scopre ciò che è importante per Merleau-Ponty e Deleuze: una forma di espressionismo filosofico. Pertanto, la riproposizione della domanda “Che cosa è la filosofia?” è una riproposizione, per il pensiero, del problema del mondo. La sfida dell’ingenuità costringeil filosofo a riconciliare l’impotenza relativa all’ingenuità con l’insistente esigenza di sormontare quell’impotenza, rendendo possibile, così, il pensiero stesso. In breve, questo saggio vorrebbe ‘drammatizzare’ il modo in cui entrambi i filosofi , in maniere distinte e divergenti, pongono la domanda “Che cosa è la filosofia?”, avviando in tal modo una sorta di propedeutica all’ontologizzazione del pensiero. Vorrei argomentare, dunque, che ciò che motiva la loro insistenza nel tornare sulla questione “Che cos’è la fi losofi a?” è il bisogno, per Merleau-Ponty e Deleuze, di comprendere il loro esercizio come espressione di una sorta di intuizione filosofica, una pura ingenuità di pensiero, uno stimolo alla creatività e, di conseguenza, una maniera per cogliere dell’essere del divenire libero da ogni pretesa di rappresentare, comunicare o arrestare l’ontogenesi. Per converso, riconosciamo immediatamente che una tale trasformazione della sua forza trascendentale richiede che la filosofia e il suo esercizio circoscrivano il proprio luogo ai margini di ciò che la filosofia considera propriamente come “conoscenza”.
137. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo Presentation
138. Chiasmi International: Volume > 13
Claudio Rozzoni Breve Nota Sulla Piega: “Una storia come quella di Merleau-Ponty”
139. Chiasmi International: Volume > 13
Claudio Rozzoni Lo Spazio Estetico: Il “rovesciamento del cartesianismo” in Deleuze e Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
L’espace esthétiqueLe « renversement du cartésianisme » chez Deleuze et Merleau-PontyCet essai se propose de développer le rapport entre Deleuze et Merleau-Ponty à partir de la tentative des deux philosophes français d’aller au-delà du courantde pensée qu’on pourrait qualifi er, comme le fait Merleau-Ponty lui-même, de « cartésianisme ».Nous commençons notre itinéraire avec la critique que les deux philosophes adressent à la notion cartésienne de « ligne » – passage obligé pour penser, à travers Leibniz et sa notion de « point », la ligne en tant qu’« ensemble de points ». On cherche ensuite à penser une ligne qui ne serait plus tracée dans un espace objectif présupposé, mais plutôt qui « se trace » dans un « espace expressif ».Un tel renversement de la « ligne cartésienne » produit, comme on le verra, des effets qui intéressent également la représentation de la ligne du temps. Émanciper cette dernière du modèle cartésien signifi e la penser par-delà toute référence chronologique, toute dépendance du temps de Kronos. On peut lire dans ce sens la tentative des deux philosophes pour penser le temps de l’événement, le temps de l’Aion. On verra enfin comment, d’un espace et d’un temps anticartésiens, doit naître, pour Merleau-Ponty et Deleuze, une nouvelle grammaire porteuse d’une nouvelle compréhension de la métaphore. Ni l’idée de métaphore proposée par Merleau-Ponty, ni le concept de devenir créé par Deleuze ne concernent une ressemblance fondée sur une identité donnée. Si la métaphore merleau-pontienne et le devenir deleuzien doivent être en mesure de restituer l’essence d’une chose, une telle essence se trouve, ou mieux se crée,à partir d’un mouvement vers « ce que la chose n’est pas ». C’est précisément dans ce sens que Merleau-Ponty lit la métaphore proustienne et que Deleuze cherche à rendre compte des ressemblances créées dans l’oeuvre de Gombrowicz.The Aesthetic SpaceThe “Reversal of Cartesianism” in Deleuze and Merleau-PontyThe present essay proposes to explore the relationship between Deleuze and Merleau-Ponty from the attempt they make to go beyond the current of thought thatwe may qualify, like Merleau-Ponty does it himself, as Cartesianism. We begin our itinerary with the critique that both philosophers direct at the Cartesian notion of the line. The passage through the Cartesian notion of the line is “obligated” in order to think – by means of Leibniz and his notion of point -- the line as a “set of points.” The Cartesian passage is obligated moreover in order to think a line which could no longer be drawn in a presupposed objective space but, rather, which would be “drawn” in an “expressive space.” Such a reversal of the Cartesian line, as we shall see, produces effects that concern also the representation of the line of time. To emancipate the line of time from the Cartesian model means we must think beyond all chronological references, beyond all dependence on the time of Chronos. We are able to read, in this way, both philosophers’ attempt to think the time of the event, the time of Aion. Finally we shall see how, for Merleau-Ponty and Deleuze, a new grammar carrying a new understanding of the metaphor must be born from an anti-Cartesian space and time. Neither the idea of metaphor proposed by Merleau-Ponty nor the concept of becoming created by Deleuze speaks of a resemblance founded upon an identity that is given ahead of time. If Merleau-Ponty’s idea of metaphor and Deleuze’s concept of becoming must be able to produce the essence of a thing, such an essence finds, or better, it iscreated on the basis of a movement toward “what the thing is not.” It is precisely in this sense that Merleau-Ponty reads Proust’s metaphors and that Deleuze will seek to give an account of created resemblances in the work of Gombrowicz.
140. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo Presentazione