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61. Chiasmi International: Volume > 11
Françoise Dastur Merleau-Ponty et Hegel: Ontologie et dialectique
62. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel Alloa La chair comme diacritique incarné
63. Chiasmi International: Volume > 11
Carmine Di Martino Résumé: Le corps de la liberté
64. Chiasmi International: Volume > 11
Simone Frangi Silenzio inedito
65. Chiasmi International: Volume > 11
Beata Stawarska Résumé : Dialogue à la limite de la phénoménologie
66. Chiasmi International: Volume > 11
Alia Al-Saji Résumé: Une phénoménologie de la vision critique-éthique
67. Chiasmi International: Volume > 11
Mariana Larison Vers une phénoménologie de la trans-parution
68. Chiasmi International: Volume > 11
Federico Leoni La machine et la vie: Histoire du mouvement et histoire de la métaphysique
69. Chiasmi International: Volume > 11
Paola Chiesa Résumé: La sublimation comme chiffre de la réversibilité
70. Chiasmi International: Volume > 11
Rita Messori Résumé: “Le trafic occulte de la métaphore”
71. Chiasmi International: Volume > 11
Shôichi Matsuba Possibilité de la “Communauté Charnelle”
72. Chiasmi International: Volume > 11
Stefan Kristensen Corps et Symbolisation: La philosophie du dernier Merleau-Ponty et la question d’une épistémologie de la chair
73. Chiasmi International: Volume > 11
Giovanni Invitto Fois et dédoublements: Merleau-Ponty et un débat des années cinquante
74. Chiasmi International: Volume > 11
Présentation
75. Chiasmi International: Volume > 11
Lester Embree Résumé : L’impression de la causalité
76. Chiasmi International: Volume > 12
Takashi Kakuni Le Corps Aux Limites de La Représentation (French)
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The Body at the Limits of Representation. The Theory of the Body and Painting in Merleau-PontyIn Eye and Mind,” Merleau-Ponty quotes a phrase from Valéry: “the painter brings his body with him.” He interprets the corporeal experience of the artist, not only as the center of a perceptual orientation or kinesthesis, but also as the inspiration for poets and for painters. In this sense, one can place his theory of body not only within the problematic of the phenomenological constitution of the perceived object, but also in the context of the deconstruction of representation or in the genealogy of “de-representation” (Lyotard). By following Merleau-Ponty’s interpretation of the works of Cézanne and Klee, we are going to see how his theory of the experience of body and the formation of their works of art meet up in his consideration of the reversibility of the visible and the invisible. When Merleau-Ponty quotes Valéry’s phrase “the painter brings his body with him,” the body of the artist is no longer “subject-body” perceiving the world in a prosaic way; rather, the body is implicated in the anonymous vision at the source from which the painter’s expression emerges. Just as nature is recounted through the poet, it has the faculty of seeing itself through the painter. In the “Methods of Natural Research,” Klee says “the resonance surpasses all the optical foundations between myself and that which opposes me,” “the united anti-optic way of the root going out of the earth, which looks at me from down below all the way up to my eyes” and of the “united non-optic way of the universe come from above.” He demonstrates that this non-optic resonance, rather than a mirror and a black screen separating the light, allows the eye to be seen as a point of junction of non-optical things and thereby it constitutes a part of the circle created by the new nature of works (eine neue Natürlichkeit des Werkes). Following what is particular to Merleau-Ponty’s thought in which the body is conceived as a principle of de-representation, one sees, by means of his intention of assessing modern artistic creation as the deconstruction of classical ontology, the overcoming of the ontology of the object. In conclusion, we note that the theory of body and of painting in Merleau-Ponty brings to light the limit of the possibility of representation in modern art, by emphasizing especially the non-perception or the transcendence that one can discern in the perceptual field. By interrogating the body of the painter and the poet, that is, the poetic body or the body as symbolism, prior to its being diverted into being a result of the brain and of the libido where the body is no longer the body visible in the world, by doing this, Merleau-Ponty has found a way of placing the body beyond representation. Poièsis is no longer mimèsis in the banal sense of imitation, and the poetic body is not the representational body. But, he has found a way of placing it still in Visibility, as if there were a hinge in this border between the visible and the invisible, in this border between representation and de-representation, a border that one cannot definitively overcome by structuring it as a dichotomy. (De-representation, but the visible. Therefore the possibility of visible de-representation in the artistic creation, in poièsis.) This hinge, which denies us an alternation, is the body, the flesh, which is the condition of thought as ontological interrogation: an ontological interrogation in the age of ir-representation, in the age of the impossibility of representation (Vorstellung) and of poem (Dichtung), in the age of crowds where the image appears as one of my fellow creatures just like the shadow cast by existence.Il corpo ai limiti della rappresentazione. La teoria del corpo e della pittura di Merleau-PontyNe L’occhio e lo spirito Merleau-Ponty cita una frase di Valéry: “il pittore si dà con il suo corpo”. Egli interpreta l’esperienza corporea dell’artista non solo come il centro di un orientamento percettivo o cinestesico, ma anche come motivo d’ispirazione per poeti e per pittori. In questo senso, si può collocare la sua teoria del corpo non solo all’interno della problematica della costituzione fenomenologica dell’oggetto percepito, ma anche nel contesto della decostruzione della rappresentazione o nella genealogia della “derappresentazione” (Lyotard). Seguendo l’interpretazione merleaupontiana delle opere di Cézanne e di Klee, vedremo come la sua teoria dell’esperienza del corpo e la formazione delle loro opere d’arte convergano nella considerazione della reversibilità del visibilee dell’invisibile. Quando Merleau-Ponty cita la frase di Valéry “il pittore si dà con il suo corpo”, il corpo dell’artista non è più un corpo soggettivo che percepisce il mondo in modo prosaico; il corpo è piuttosto implicato nella visione anonima dell’origine dalla quale emerge l’espressione del pittore. In Wege des Naturstudiums, Klee afferma che “la risonanza sorpassa tutti i fondamenti ottici tra me e ciò che mi si oppone”. Egli dimostra che questa risonanza non-ottica, piuttosto che essere uno specchio o uno schermo nero che separa la luce, permette di vedere l’occhio come un punto di giunzione di cose non ottiche e ciò costituisce una parte del circolo creato dalla nuova natura delle opere (eine neue Natürlichkeit des Werkes). Seguendo la particolarità del pensiero merleaupontiano, secondo il quale il corpo è concepito come un principio di de-rappresentazione, si nota, in virtù della sua intenzione di interpretare la creazione nell’arte moderna come la decostruzione dell’ontologia classica, il superamento dell’ontologia oggettivistica. In conclusione, osserviamo come la teoria del corpo e della pittura di Merleau-Ponty chiarisca i limiti della possibilità della rappresentazione nell’arte moderna, enfatizzando l’impercezione o la trascendenza che si può distinguere nel campo percettivo. Interrogando il corpo del pittore e del poeta – il corpo poetico o il corpo come simbolismo, a monte del suo porsi come risultato della mente o della libido, là dove il corpo non è ancora corpo visibile nel mondo – Merleau-Ponty ha trovato il mondo di collocare il corpo al di là della rappresentazione. Poièsis non è più mimesis nel senso banale d’imitazione, e il corpo poetico non è il corpo rappresentativo. Egli ha trovato il modo di posizionare il corpo nella Visibilità, come se esistesse un punto di rovesciamento situato sul confi ne tra visibile ed invisibile, ovvero sul confine tra rappresentazione e de-rappresentazione: un confine che non si può definitivamente superare se lo si continua a strutturare come dicotomia. Questo punto, che ci nega un’alternativa, è il corpo, la carne, che è condizione del pensiero come interrogazione ontologica: un’interrogazione ontologica nell’era dell’ir-rappresentazione, nell’era dell’impossibilità di rappresentare (Vorstellung) o di creare poemi (Dichtung), nell’era delle masse, in cui l’immagine appare come uno dei miei simili, come l’ombra proiettata dall’esistenza.
77. Chiasmi International: Volume > 12
Luís António Umbelino La Nature Indirecte et Les Couleurs de L’Invisible (French)
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Indirect Nature and the Colors of the Invisible. Notes regarding Merleau-Ponty’s Ontological ProjectThis paper aims to meditate on the importance of the Notes de cours du Collège de France on the idea of “Nature” to the understanding of M. Merleau-Ponty ontological project. In particular, we would like to show that in these notes a Philosophy of Nature is drawn both in view of a necessary conception of Being that surpasses the ontology of the object, and in view of a new philosophy of the incarnated perceiving body. In the center of this fertile tension we hope to contribute to a new way of understanding what Merleau-Ponty was still trying to do with his Le visible et l’invisible.La Natura indiretta e i colori dell’invisibile. Note sul progetto ontologico di Merleau-PontyLo scopo di questo articolo è di riflettere sull’importanza delle Lezioni al Collège de France sull’idea di “Natura” per la comprensione del progetto ontologico di M. Merleau-Ponty. In particolare, intendiamo mostrare come in queste lezioni sia tracciata una filosofia della natura in vista di una nuova concezione dell’Essere che superi l’ontologia dell’oggetto, ma anche di una nuova filosofia del corpo percipiente incarnato. Nella scia di questa fertile tensione, speriamo di poter contribuire ad una nuova comprensione di ciò che Merleau-Ponty stava cercando di fare con il suo Il visibile e l’invisibile.
78. Chiasmi International: Volume > 12
Stefan Kristensen Ce Dossier (French)
79. Chiasmi International: Volume > 12
Stefan Kristensen L’œil et L’esprit de Jean-Luc Godard (French)
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Jean-Luc Godard’s Eye and MindIn his commentary concerning Jean-Luc Godard’s film, Deux ou trois choses que je sais d’elle, the film critic, Alain Bergala, writes that certain sequences of this film are “at the same time cinema and philosophy of cinema, a philosophy not very far from that of Merleau-Ponty in Eye and Mind, but a joyful and actually cinematic philosophy.” Here I propose a reading of Godard’s certain works found in different periods (Deux ou trois choses que je sais d’elle, Ici et ailleurs, Passion et JLG – Autoportrait de décembre), according to this precise axis, namely, as a cinematic response to Merleau-Ponty’s Eye and Mind. To do that presupposes that we open up the stakes of this famous text, which is at the limit of the philosophical and political, and that we grasp the work of the filmmaker as a movement of thought which continues and deepens Merleau-Ponty’s questions concerning the political dimensions of flesh.L’occhio e lo spirito di Jean-Luc GodardNelle sue osservazioni sul film di Jean-Luc Godard, Deux ou trois choses que je sais d’elle, il critico cinematografico Alain Bergala scrive che alcune sequenze del film sono “allo stesso tempo cinema e filosofia del cinema, una filosofia non troppo lontana da quella elaborata da Merleau-Ponty in L’occhio e lo spirito, una filosofia gioiosa e davvero cinematografica.” Propongo qui una lettura di alcune opere godardiane di periodi differenti (Deux ou trois choses que je sais d’elle, Ici et ailleurs, Passion e JLG – Autoportrait de décembre), muovendomi lungo questa stessa linea, dunque intendendo quelle opere come una risposta “cinematografica” a L’occhio e lo spirito. Fare questo significa, d’altra parte, rianimare la posta in gioco di questo celebre testo, situata al limite tra il filosofico e il politico, e assumere l’opera del regista come un movimento di pensiero che prolunga e approfondisce l’interrogazione merleau-pontyana sulle dimensioni politiche della carne.
80. Chiasmi International: Volume > 12
Pierre Rodrigo L’écart Du Sens (French)
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The Hiatus of Sense. Framing and Cinematic Montage according to Eisenstein and Merleau-Ponty“Cinema portrays movement, but how? Is it, as we are inclined to believe, by copying more closely the changes of place? We may presume not, since slow motion shows a body floating between objects like seaweed, but not moving itself.” This interrogation constitutes the only allusion to the cinema in Eye and Mind, and, by reading the argumentation developed in this work, one cannot help thinking that the role which it reserves for cinema is, finally, to be the simple revelation of the illusions of naïve consciousness in relation to movement. Nothing is said about the expressive movement of cinema itself. Nothing is said about the logic of cinematic sense and therefore of cinematic language. Does this mean that Merleau-Ponty, up to the end of his life, had a relationship to cinema that was merely supplementary, that he always privileged the analysis of pictorial, musical, or literary aesthetic experiences?In contrast, we propose to establish that his philosophical position cannot be characterized by the idea that he held the cinema in an ancillary role and status because, in other texts, Merleau-Ponty knew how to decipher in cinema, to a large degree, the enigma of movement as the form of expressivity. But we will argue here that he knew it only up to a certain point. This is what a discussion with the theoretical writings of Sergei Einstein will have to establish. We shall seek to rediscover the philosophical – and even ontological – reasons for this state of things which, if one wants to preserve for cinema the characteristic that allows it to be stimulating for thought, must not under any circumstances be interpreted as the simple result of Merleau-Ponty not having enough interest in the cinema.Lo scarto del senso. Inquadratura e montaggio cinematografico secondo Eisenstein e Merleau-Ponty«Il cinema ci dà il movimento, ma come? Forse, come generalmente si crede, riproducendo il più ravvicinatamente possibile il cambiamento di luogo ? Pare proprio di no: infatti il rallentatore ci mostra un corpo che fluttua tra gli oggetti come un’alga, ma che non si muove»Questa interrogazione costituisce la sola allusione al cinema ne L’occhio e lo spirito e, leggendo l’argomentazione sviluppata in quest’opera, non si può evitare di pensare che il ruolo che essa riserva al cinema sia, in fin dei conti, quello di essere un semplice rivelatore di illusioni della coscienza ingenua di fronte al movimento. Nulla viene detto a proposito del movimento espressivo del cinema in se stesso. Nulla viene detto della logica del senso cinematografico e dunque del linguaggio cinematografico. Questo significa forse che Merleau-Ponty ha avuto, fino alla fine della sua vita, solo un rapporto accessorio con il cinema, e che ha sempre privilegiato l’analisi delle esperienze estetiche pittoriche, musicali o letterarie?Ci proponiamo, al contrario, di stabilire che la sua posizione filosofica non può essere caratterizzata dal mantenimento del cinema in un ruolo ed in uno statuto ancillare, poiché, in altri testi, Merleau-Ponty ha saputo in gran parte decifrare l’enigma del movimento come forma d’espressività al cinema. Questo è quanto un confronto con gli scritti teorici di Sergei Eisenstein ci dovrà permettere di stabilire. Cercheremo di reperire le ragioni filosofiche – ed ontologiche – di questo stato di cose, che non deve essere in nessun caso interpretato, se si vuole conservare il suo carattere stimolante per il pensiero, come il semplice risultato di uno scarso interesse di Merleau-Ponty per il cinema.